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Punzoni dell’oro

Oro 375 (oro 9 carati): cosa significa

Il punzone 375 indica 375 parti di oro fino su 1000, cioè il 37,5%: è l’oro 9 carati, il titolo legale più basso previsto in Italia. Qui trovi cosa contiene il resto della lega, come si distingue dall’oro 585 (14 carati) e perché non va confuso con il placcato.

Aggiornato il · Versione in inglese

Un gioiello marchiato 375 è oro a 375 millesimi, cioè oro 9 carati. È un titolo legale in Italia, ma è anche il più basso previsto dalla legge: meno della metà del peso della lega è oro. Questa guida spiega cosa significa, come si confronta con l’oro 585 e come leggere il punzone. Per il quadro completo vedi la guida ai punzoni su oro e argento.

Cosa significa oro 375

Il titolo indica il rapporto in peso tra l’oro puro e l’intera lega. Oro 375 significa 375 parti di oro su 1000, cioè il 37,5%; il restante 62,5% è formato da altri metalli. Il GIA spiega che l’oro viene legato con metalli come rame, argento e zinco per renderlo più duro, e che proprio questi metalli ne determinano il colore.

Il decreto legislativo 251/1999 fissa per l’oro tre titoli legali: 750, 585 e 375. Il 375 è quindi l’ultimo gradino: un gioiello fabbricato e messo in commercio in Italia deve essere a titolo legale, e sotto il 375 non può essere venduto come oggetto d’oro. Anche la norma internazionale ISO 9202 raccoglie una gamma di titoli raccomandati per le leghe preziose in gioielleria; per marcare un oggetto, però, conta la legge del Paese in cui viene venduto.

L’oro 9 carati è oro vero?

Sì: se il titolo è rispettato, l’oggetto è in lega d’oro in tutto il suo spessore, non solo in superficie. La differenza rispetto all’oro 18 carati è la quantità: a parità di peso, un pezzo in oro 375 contiene la metà dell’oro di un pezzo in oro 750. Il valore di un gioiello, però, non dipende solo dal titolo: contano anche il peso, la lavorazione, lo stato e la marca.

Perché esiste l’oro 9 carati

L’oro puro è molto tenero. La Royal Society of Chemistry spiega che proprio per questo in gioielleria sono diffuse leghe a 18 e a 9 carati, più resistenti all’uso quotidiano. Con l’oro 375 la parte maggiore della lega è fatta di altri metalli: è questa a dare al gioiello durezza e colore. Chi sceglie un anello o una catenina in oro 9 carati compra quindi un oggetto d’oro, ma con un contenuto d’oro più basso rispetto ai titoli 585 e 750.

Oro 375 e oro 585 (14 carati): le differenze

Punzone Carati Oro fino Nome comune
375 9 37,5% Oro 9 carati
585 14 58,5% Oro 14 carati
750 18 75% Oro 18 carati

Il 585 corrisponde all’oro 14 carati: 14 parti su 24 danno circa 583 millesimi, e il GIA ricorda che l’oro 14 carati può essere marcato 583, 585 o 14K a seconda delle regole del Paese di produzione. In Italia il titolo legale è 585. Rispetto al 375 contiene più oro e meno metalli di lega; rispetto al 750, meno oro. Per l’oro 18 carati vedi la guida all’oro 750; la stessa informazione in inglese è in 585 gold (in inglese).

Il 417, cioè l’oro 10 carati diffuso negli Stati Uniti, non è invece tra i titoli legali italiani. Lo spieghiamo in inglese in 417 gold (in inglese).

Come appare il punzone 375 su un gioiello

Su un gioiello prodotto per il mercato italiano le cifre 375 sono racchiuse in una figura geometrica fissata dal regolamento (DPR 150/2002) e sono accompagnate dal marchio di identificazione: un’impronta poligonale con la stella a cinque punte, il numero assegnato all’impresa dalla Camera di commercio e la sigla della provincia. Gli oggetti sotto un grammo sono esonerati dalla marchiatura: passano dal produttore al negoziante in involucri sigillati, con la descrizione del contenuto.

Su gioielli di altra provenienza puoi trovare «9K» o «9ct», come si usa nel Regno Unito. Un gioiello prodotto in un altro Paese dell’Unione europea può essere venduto in Italia con i marchi del Paese d’origine, purché porti il titolo in millesimi e il marchio di responsabilità previsto da quel Paese. La guida in inglese al 375 gold (in inglese) raccoglie altri esempi.

Oro 375 o placcato: non confondere titolo e rivestimento

Un oggetto placcato ha solo uno strato d’oro su un metallo comune. La legge vieta di imprimere titoli in millesimi o in carati sugli oggetti di metallo comune, anche se dorati o placcati: su questi oggetti il regolamento ammette solo diciture come «dorato», «placcato Au» o «laminato Au», senza stella né titolo. Se trovi 375 insieme a sigle come GP o GF, il numero potrebbe riferirsi allo strato superficiale e non al metallo dell’intero gioiello: vedi la sigla GP (in inglese).

Come verificare un gioiello in oro 375

Il punzone è solo il primo passo. Per capire se un gioiello è davvero d’oro, leggi come riconoscere l’oro vero: lì trovi cosa dicono la calamita e l’usura, perché i test casalinghi non bastano e quando serve la prova dell’orafo. Se il punzone è minuscolo o consumato, puoi iniziare con una prima lettura visiva per riconoscere gioielli da foto.

Riconosci il tuo gioiello da una foto

Carica una foto nitida del punzone o del gioiello e ottieni una prima lettura visiva gratuita (lo strumento web per ora è in inglese). È un indizio per orientarti, non una prova di autenticità.

Domande frequenti

Cosa significa oro 375?

Significa 375 millesimi di oro fino, cioè il 37,5% di oro nella lega. È l’oro 9 carati, il titolo legale più basso per l’oro in Italia.

L’oro 9 carati è oro vero?

Sì, se il titolo è rispettato: è una lega d’oro in tutto lo spessore, non un rivestimento. Contiene però meno oro dell’oro 14 o 18 carati.

Che differenza c’è tra oro 375 e oro 585?

Il 375 contiene il 37,5% di oro (9 carati), il 585 il 58,5% (14 carati). Sono entrambi titoli legali in Italia; il 585 contiene più oro a parità di peso.

Quanto oro contiene l’oro 14 carati?

Circa il 58,3% secondo il calcolo in carati, marcato 585 in Italia. Il GIA ricorda che all’estero si trovano anche le marcature 583 e 14K.

Limite importante

Il risultato è una prima stima visiva. Non è un’autenticazione, né una perizia, né una valutazione professionale.

Fonti

Questa guida è stata redatta con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e verificata sulle fonti ufficiali citate qui sotto. Ha valore informativo generale: non sostituisce una perizia né un’analisi di laboratorio.

  1. Decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 251: Disciplina dei titoli e dei marchi di identificazione dei metalli preziosi (GU n. 180 del 3 agosto 1999) · Normattiva, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato
  2. Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 150: Regolamento di applicazione del D.Lgs. 251/1999 sui titoli e i marchi dei metalli preziosi (GU n. 173 del 25 luglio 2002) · Normattiva, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato
  3. DPR 30 maggio 2002, n. 150: testo con gli allegati sulle impronte del marchio di identificazione e dei titoli · Camera di Commercio di Genova
  4. Guide to White, Yellow, and Rose Gold Engagement Rings · Gemological Institute of America (GIA)
  5. Gold – Element information, properties and uses · Royal Society of Chemistry
  6. ISO 9202:2026 Jewellery and precious metals — Fineness of precious metal alloys · International Organization for Standardization (ISO)