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Punzoni e marchi

Punzoni su oro e argento: cosa significano

I numeri e i simboli impressi su un gioiello dicono quale metallo viene dichiarato e chi ne risponde. Questa guida spiega i titoli legali italiani, il marchio di identificazione con la stella e la sigla della provincia, come datare i punzoni antichi e rimanda alle guide per ogni marchio.

Aggiornato il · Versione in inglese

Un piccolo numero inciso all’interno di un anello o vicino alla chiusura di una catenina è spesso il primo indizio sul metallo di un gioiello. In Italia ogni oggetto in metallo prezioso fabbricato e messo in commercio deve portare due impronte: il titolo in millesimi e il marchio di identificazione di chi lo produce o lo importa. Qui trovi i punzoni più comuni, come si leggono, come datare i marchi antichi e le guide dedicate a ciascun titolo. Un punzone è un indizio, non una prova.

Tabella dei punzoni su oro e argento

Punzone Metallo Titolo in millesimi Cosa indica Guida
750 Oro 750 Oro 18 carati, 75% di oro fino Oro 750
585 Oro 585 Oro 14 carati, 58,5% Oro 375 e 585
375 Oro 375 Oro 9 carati, 37,5% Oro 375
916, 999 Oro oltre 750 Oro 22 e 24 carati, titoli superiori ammessi Oro 750
925 Argento 925 Argento sterling, 92,5% Argento 925
800 Argento 800 Argento 800, 80% Argento 925 e 800
950, 900, 850 con Pt Platino 950, 900, 850 Platino PT950 (in inglese)
950, 500 con Pd Palladio 950, 500 Palladio –
Stella, numero e sigla – – Marchio di identificazione dell’impresa –
18K, 14K, 9K Oro in carati Sistema estero: in Italia il titolo si esprime in millesimi Oro 750
Dorato, placcato Au, laminato Au, GP Nessuno – Strato d’oro su metallo comune Come riconoscere l’oro
Argentato, placcato Ag Nessuno – Strato d’argento su metallo comune Come riconoscere l’argento

Come si legge un punzone italiano

Il titolo è il rapporto in peso tra il metallo fino e l’intera lega, e il decreto legislativo 251/1999 impone di esprimerlo in millesimi. Le cifre sono racchiuse in una figura geometrica la cui forma è fissata dal regolamento (DPR 150/2002) ed è diversa per ciascun metallo: per l’argento, per esempio, è un ovale; per platino e palladio il titolo è seguito dai simboli Pt e Pd. Per questo un «18K» non è un punzone italiano: indica un sistema estero o un oggetto non marchiato secondo la legge italiana.

Il marchio di identificazione è un’impronta poligonale con dentro una stella a cinque punte, il numero assegnato all’impresa dalla Camera di commercio e la sigla della provincia in cui l’impresa ha sede. Un ipotetico «★ 123 AR» indicherebbe quindi l’impresa numero 123 della provincia di Arezzo. Ogni Camera di commercio tiene il registro degli assegnatari, che per legge è pubblico; la Camera di Vicenza, per esempio, comunica su richiesta a quale impresa corrisponde un numero.

Chi vende gioielli al dettaglio deve anche esporre un cartello con i titoli dei metalli preziosi in vendita.

I titoli legali in Italia

L’articolo 3 del D.Lgs. 251/1999 fissa questi titoli legali:

  • oro: 750, 585 e 375 millesimi;
  • argento: 925 e 800 millesimi;
  • platino: 950, 900 e 850 millesimi;
  • palladio: 950 e 500 millesimi.

È ammesso qualsiasi titolo superiore al più alto previsto, come 999 per l’oro. Le tolleranze in difetto non sono ammesse, salvo poche eccezioni tecniche: per esempio gli oggetti d’oro fusi a cera persa con iniezione centrifuga possono portare il titolo 753 con una tolleranza di 3 millesimi. A livello internazionale, la norma ISO 9202 raccoglie una gamma di titoli raccomandati per la gioielleria, ma per marcare un oggetto conta la legge di ciascun Paese.

Gioielli importati e Convenzione di Vienna

Gli oggetti prodotti legalmente in un altro Paese dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo possono essere venduti in Italia senza la stella, se portano il titolo in millesimi e il marchio di responsabilità previsto nel Paese d’origine. I negozi che li vendono devono esporre una tabella che confronta quei marchi con i titoli italiani. Gli oggetti che arrivano da fuori dell’UE e dello SEE devono invece, di norma, essere a titolo legale e portare anche il marchio di identificazione dell’importatore.

Con la legge 55/2023 l’Italia ha aderito alla Convenzione di Vienna sul controllo e la marchiatura degli oggetti in metalli preziosi, in vigore per il nostro Paese dal 15 dicembre 2023. Da allora alcuni gioielli possono portare anche il marchio comune di controllo (CCM) e il marchio dell’Italia Turrita, apposti da tre laboratori legati alle Camere di commercio di Alessandria-Asti, Arezzo-Siena e Vicenza. Sono marchi facoltativi, che si aggiungono al marchio di identificazione e al titolo, sempre obbligatori.

Punzoni antichi: come datare un marchio

La forma del marchio aiuta a collocare un oggetto nel tempo. Secondo la ricostruzione dell’Ufficio metrico della Camera di commercio di Napoli:

Periodo Come appaiono i marchi
Prima dell’Unità Ogni Stato aveva i propri marchi; nel Regno di Napoli, per esempio, la testa della sirena Partenope
Dal 1872 Titoli unificati in tutta Italia; il marchio dello Stato era facoltativo
Dal 1934 (legge n. 305) Titolo in millesimi, in un esagono per l’oro e in un ovale per l’argento; numero del produttore in una losanga con sigla della provincia e fascio littorio; marchio del produttore obbligatorio
Dal 1944 (decreto n. 313) Stesso sistema, senza il fascio littorio
Dal 1968 (legge n. 46) Marchi nella forma attuale, confermata dal D.Lgs. 251/1999

Un oggetto antico può anche non avere alcun punzone: la legge esonera dall’obbligo di marchiatura gli oggetti di antiquariato, la cui autenticità va riconosciuta da periti ed esperti iscritti presso le Camere di commercio. Per l’argento antico, vedi anche la sezione sull’argento 800 nella guida all’argento 925.

Un punzone è un indizio, non una prova

La legge vieta di imprimere titoli in millesimi o in carati sugli oggetti di metallo comune, anche se dorati o argentati, e il venditore risponde verso l’acquirente dell’esattezza del titolo dichiarato. Eppure un punzone può essere consumato, contraffatto o riferirsi a una parte diversa dell’oggetto. Per una verifica fisica leggi come riconoscere l’oro vero e come riconoscere l’argento vero. Se il marchio è piccolo o poco leggibile, puoi partire da una prima lettura visiva per riconoscere gioielli da foto. Esiste anche una versione più ampia della guida ai punzoni (in inglese).

Riconosci il tuo gioiello da una foto

Carica una foto nitida del punzone o del gioiello e ottieni una prima lettura visiva gratuita (lo strumento web per ora è in inglese). È un indizio per orientarti, non una prova di autenticità.

Domande frequenti

Cosa significano i punzoni sull’oro?

Il numero indica il titolo in millesimi: 750 è oro 18 carati, 585 è oro 14 carati, 375 è oro 9 carati. Accanto, sui gioielli italiani, c’è il marchio con la stella, il numero dell’impresa e la sigla della provincia.

Cosa vuol dire la stella con un numero e due lettere?

È il marchio di identificazione: la stella a cinque punte, il numero che la Camera di commercio assegna all’impresa e la sigla della provincia in cui l’impresa ha sede. Identifica chi risponde dell’oggetto, non la sua età.

Come si riconoscono i punzoni dell’argento antico?

Conta la forma del marchio: dal 1934 al 1944 il numero del produttore compare in una losanga con il fascio littorio, poi senza; la stella compare con i marchi attuali. Molti oggetti più antichi portano solo il titolo o nessun marchio.

Un gioiello senza punzone può essere d’oro?

Sì. Il marchio può essersi consumato, l’oggetto può essere antico o troppo piccolo: la legge esonera dalla marchiatura, per esempio, gli oggetti sotto un grammo e quelli di antiquariato. Solo una prova fisica può chiarire il metallo.

Limite importante

Il risultato è una prima stima visiva. Non è un’autenticazione, né una perizia, né una valutazione professionale.

Fonti

Questa guida è stata redatta con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e verificata sulle fonti ufficiali citate qui sotto. Ha valore informativo generale: non sostituisce una perizia né un’analisi di laboratorio.

  1. Decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 251: Disciplina dei titoli e dei marchi di identificazione dei metalli preziosi (GU n. 180 del 3 agosto 1999) · Normattiva, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato
  2. Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 150: Regolamento di applicazione del D.Lgs. 251/1999 sui titoli e i marchi dei metalli preziosi (GU n. 173 del 25 luglio 2002) · Normattiva, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato
  3. DPR 30 maggio 2002, n. 150: testo con gli allegati sulle impronte del marchio di identificazione e dei titoli · Camera di Commercio di Genova
  4. Registro assegnatari marchio identificazione metalli preziosi · Camera di Commercio di Vicenza
  5. Legge 15 maggio 2023, n. 55: Adesione della Repubblica italiana alla Convenzione sul controllo e la marchiatura degli oggetti in materiali preziosi, fatta a Vienna il 15 novembre 1972 · Normattiva, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato
  6. Convenzione di Vienna: marchio comune di controllo e marchio dell’Italia Turrita · Camera di Commercio di Modena
  7. Members of the Convention on the Control and Marking of Articles of Precious Metals · Hallmarking Convention (Convenzione di Vienna sui metalli preziosi)
  8. Marchi nella storia (Ufficio metrico, metalli preziosi) · Camera di Commercio di Napoli
  9. ISO 9202:2026 Jewellery and precious metals — Fineness of precious metal alloys · International Organization for Standardization (ISO)